Le Università Popolari: storia di un’idea che ha portato lo studio fuori dalle aule

Nel 1900 a Torino nacque quella che la Fondazione Università Popolare di Torino, che ne raccoglie l’eredità, indica come “la prima Università Popolare”. Secondo la sua ricostruzione i promotori furono il medico e patologo Pio Foà, poi senatore del Regno, il professor Herlitzka e il ragioniere Donato Bachi. Tra i primi collaboratori c’erano il matematico Giuseppe Peano e l’economista Luigi Einaudi, che quasi mezzo secolo dopo sarebbe diventato presidente della Repubblica. La Fondazione ricorda anche Gaetano Mosca, Achille Loria, Zino Zini e il sociologo Roberto Michels, in anni in cui la sociologia era ancora una disciplina giovane.

Tra i primi modelli di istruzione rivolta agli adulti delle classi popolari ci furono quelli sviluppati nell’Ottocento in Danimarca e in Svezia. In Danimarca il pastore e scrittore Nikolai Frederik Severin Grundtvig aveva immaginato scuole in cui contadini e lavoratori potessero crescere attraverso quella che chiamava “la parola viva”, senza esami né diplomi da inseguire. Secondo alcune ricostruzioni, Grundtvig si era ispirato anche al rapporto sull’istruzione pubblica che Condorcet aveva presentato all’Assemblea legislativa francese il 20 e 21 aprile 1792. Condorcet vi sosteneva che l’istruzione dovesse essere universale e continuare anche dopo la scuola, fino ad abbracciare tutte le età della vita. La prima di queste scuole superiori popolari aprì a Rødding nel 1844 con un’impronta ancora piuttosto elitaria. Le scuole fondate in seguito dall’insegnante Christen Kold diedero al modello una base davvero popolare, e negli anni Sessanta dell’Ottocento le scuole di questo tipo si moltiplicarono.

In Inghilterra, alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, il giovane docente di Cambridge James Stuart teneva lezioni nelle città industriali del Nord, anche nei Mechanics’ Institutes frequentati dai lavoratori. Nel 1873 l’Università di Cambridge trasformò quelle iniziative in un programma stabile di university extension, che portava corsi e docenti fuori dai collegi e si diffuse rapidamente in molte città.

Negli anni dell’affare Dreyfus, a Parigi, per iniziativa di Georges Deherme nacque la Société des Universités populaires, poi presieduta dal filosofo Gabriel Séailles. Deherme dirigeva da alcuni anni la rivista La Coopération des idées, che nell’ottobre 1899 inaugurò la sua sede al 157 di rue du Faubourg-Saint-Antoine.

In Italia il movimento prese corpo tra il 1900 e il 1901, con il contributo di ambienti democratici, socialisti e del mondo del lavoro. Nel 1901 nacque anche l’Università Popolare di Milano, e nello stesso anno Luigi Molinari fondò a Mantova la rivista quindicinale L’Università Popolare, trasferita a Milano nel 1906, che diresse fino alla morte, nel 1918.

Nel 1906 Francesco Lorenzo Pullè organizzò il primo Congresso internazionale delle opere di educazione popolare. Due anni dopo, al secondo congresso di Parigi, contribuì a costituire la Confederazione internazionale delle Università Popolari e ne ebbe la presidenza.

Con il fascismo le università popolari furono chiuse oppure assorbite nelle strutture del regime, e ripresero vita solo nel dopoguerra. Nel giugno 1949, all’indomani della guerra, gli Stati membri dell’UNESCO si riunirono a Elsinore, in Danimarca, il Paese di Grundtvig, per discutere di come l’educazione degli adulti potesse aiutare la pace. Da allora le conferenze internazionali sull’educazione degli adulti, note come CONFINTEA, si tengono circa ogni dodici anni. La settima si è svolta a Marrakech nel giugno 2022 e si è chiusa con un nuovo quadro d’azione per l’apprendimento degli adulti.

Con il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici del 1973 la FLM, la federazione unitaria dei sindacati del settore, ottenne per gli operai un monte di 150 ore di permessi retribuiti da usare nell’arco di tre anni per frequentare corsi di studio. Nei primi due anni circa centomila metalmeccanici tornarono a scuola, soprattutto per prendere la licenza media, e l’esperienza si estese poi ad altre categorie e anche a corsi universitari e seminari. Nello stesso 1973, a Tolosa, il giurista Pierre Vellas avviò all’Università di Scienze sociali, oggi Toulouse Capitole, la prima università della terza età, un modello che si sarebbe diffuso in molti Paesi.

La Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane, la CNUPI, è nata nel 1982 a Sorrento e ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica nel 1991. Nel 1998 è nata la FIPEC, che dal 2006 porta il nome di UNIEDA e riunisce enti di educazione degli adulti. Oggi le Università Popolari sono in gran parte associazioni che propongono corsi aperti a tutti e che in alcuni casi stipulano convenzioni perché i loro attestati possano essere valutati come crediti formativi universitari.

Le politiche europee parlano oggi di apprendimento permanente, cioè di una formazione che accompagna le persone per tutta la vita, anche fuori dai percorsi formali. Sul blog dell’Ateneo il tema ritorna nell’approfondimento che spiega perché valga la pena di laurearsi a 40 anni, quando lavoro e famiglia fanno già parte della giornata. Un altro articolo affronta la stessa scelta dieci anni più tardi e si chiede se laurearsi a 50 anni convenga ancora.

Alla tradizione milanese si richiama anche l’Università Popolare degli Studi di Milano, che nella pagina dedicata alla propria storia ripercorre le vicende dell’Università Popolare di Milano a partire dalla fondazione del 1901, che attribuisce allo scultore e politico Ettore Ferrari, e ricorda tra i docenti di quegli anni Gabriele d’Annunzio e Benedetto Croce. La stessa pagina si sofferma anche sul periodo fascista, quando, secondo la ricostruzione dell’Ateneo, le tessere associative recavano “un doppio marchio: quello dell’Università e quello del Fascio”. Da quella tradizione l’Ateneo fa discendere la propria dimensione attuale, legata all’affiliazione alla University of United Popular Nations e ai rapporti con atenei in Africa, a Cuba e in Ucraina.

A Torino la Fondazione Università Popolare, ancora attiva, nel 2025 ha compiuto centoventicinque anni e continua a proporre corsi aperti a tutti, nella stessa città in cui Peano ed Einaudi avevano affiancato i fondatori.